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Michael Adams
Michael Adams

Orario Della Preghiera Musulmana A Bergamo


Nel mondo ci sono circa 1,5 miliardi di musulmani, quasi il 25% della popolazione mondiale, di cui circa il 4,6% affetti da diabete (DM): cinquanta milioni di persone, che seguono la pratica del digiuno durante il Ramadan, sebbene esentati (13). Nel 2004, lo Studio EPIDIAR ha valutato le abitudini di 12,243 persone con DM, residenti in tredici diversi paesi di religione musulmana e ha evidenziato che circa il 43% dei DM1 e il 79% dei DM 2 sceglie di digiunare (14).




orario della preghiera musulmana a bergamo



Servo di Dio Luigi Carrara Sacerdote saveriano.Cornale, Bergamo, 3 marzo 1933 - Baraka Kivu, Congo, 28 novembre 1964Ol rust"Padre Luigi Carrara missionario saveriano martire della fede nel Congo (Cornale - Bergamo, Italia 3.3.1933 - Baraka - Kivu, Congo 28.11.1964)". Questi sintetici dati biografici racchiudono l'esistenza, breve, ma intensa, di un testimone autentico del Vangelo. Sono scolpiti sulla colonna che regge un busto in bronzo a lui dedicato. E' un monumento, discreto nelle dimensioni e appartato: e' ubicato di fianco alla chiesa parrocchiale. Lo hanno voluto cosi' ed eretto proprio li', in quel luogo, i concittadini di padre Carrara per testimoniargli stima e affetto imperituri. In paese c'e' ancora chi lo ricorda con il nomignolo affettuoso 'ol Rusi'', che gli era stato affibbiato per il colore rossiccio dei capelli. "Ricordo che gli piaceva molto giocare al pallone ed era bravo come suo fratello Marco", ha detto in un'intervista Alberto Carrobbio, compagno di giochi del religioso. La Bergamasca e' terra di forti passioni calcistiche. Cornale di Pradalunga dista una manciata di chilometri daBergamo (citta' della gloriosa Atalanta) e ancor meno da Alzano Lombardo, un centro di dodicimila abitanti che ha espresso una squadra arrivata nella seconda divisione calcistica. Nulla di strano, quindi, che 'ol Rusi'', (per i suoi capelli color rame) come tanti ragazzi bergamaschi, si divertisse con una palla tra i piedi. La Bergamasca, pero', e' soprattutto generosa terra di credenti e fertilissimo luogo di vocazioni sacerdotali. In rapporto alla popolazione la Chiesa di Bergamo ha la piu' alta percentuale di seminaristi in Italia. La diocesi ha alla sua origine un laico, Alessandro, soldato della Legione Tebea, il quale, accettando la morte (avvenuta tra il 303-305) pur di non abiurare la propria fede, e' stato davvero seme fecondo di cristianesimo. La Chiesa di sant'Alessandro vanta inoltre un altro primato difficilmente eguagliabile: centocinquanta santuari mariani. La devozione alla Madonna sembra appartenere al patrimonio genetico dei bergamaschi. Il giovane Luigi e' cresciuto in una famiglia nella quale "e' stata sempre una bella consuetudine raccoglierci la sera in cucina per la recita del Santo Rosario" (le parole sono del fratello Mario). Quando diventera' prete, padre Luigi affidera' il suo sacerdozio alla Madonna, alla quale aveva gia' consacrato la sua vita di missionario. Fara' anche un pellegrinaggio alla Madonna di Fontanellato, santuario poco lontano da Parma, dove i Saveriani sono soliti affidare alla Madre di Gesu' la propria vita apostolica. A Fontanellato lo stesso fondatore della Famiglia missionaria, il beato Guido Maria Conforti (1865-1931), offri' il suo ministero a Maria e li' ottenne una grazia particolare riguardante la sua salute. Per capire chi e' stato e che cosa ha fatto padre Luigi Carrara dobbiamo immergerci - seppur brevemente - nell'Italia degli anni Trenta. Dobbiamo cioe' rifarci a quello spaccato di societa' rurale che popolava la bassa Valle Seriana ai piedi delle Orobie Orientali. Quel fatidico 1933Luigi (detto piu' sbrigativamente Gino) Carrara nasce venerdi mattina 3 marzo 1933. Tre giorni piu' tardi e' battezzato dal parroco, don Luigi Minelli, nella chiesa parrocchiale. E' il settimo di dieci figli, tre dei quali morti a pochi mesi dalla nascita, come sovente capitava a quell'epoca. La mamma Elisabetta aveva l'onere della casa, il papa' Giuseppe si guadagnava il pane sudando nei campi, alcuni situati in pianura, la maggior parte sugli aspri pendii delle montagne circostanti. In epoca di alta tecnologia (e di consumismo) ci e' difficile immaginare quanto faticosa fosse la vita in quel periodo. In Italia, nel 1933, sull'onda della crisi mondiale del 1929, i disoccupati erano oltre un milione. Moltissimi operai lavoravano solo 30 ore alla settimana. Fallivano industrie, banche, aziende commerciali, rovinando milioni di risparmiatori e di lavoratori. I poteri pubblici cercarono d'intervenire; gli Stati si fecero anche imprenditori, mentre in vari luoghi si registrarono casi di fame collettiva ed esplosioni di furore. Anno gravido di avvenimenti e di funesti presagi quel 1933 in cui Luigi venne alla luce. Due giorni dopo la sua nascita, il 5 marzo, si svolgono le elezioni in Germania e i nazisti ottengono il 44 per cento dei voti, aiutati anche dalla cupa depressione in cui versa il Paese. Il 27 dello stesso mese diviene effettivo il ritiro del Giappone dalla Societa' delle Nazioni. Qualche tempo dopo Albert Einstein e' tra i primi ebrei ad emigrare negli Stati Uniti per sfuggire alle persecuzioni razziali inaugurate dai nazisti. Il 1933 e' pero' anche anno di Giubileo straordinario, dopo quello del 1929. Si tratta di date che, al di la' delle celebrazioni, ricordano momenti cruciali della storia, legati a vicende epocali, nella loro tragicita'. Si era infatti in una fase molto delicata: la Chiesa doveva districarsi tra mille difficolta', facendo i conti con formidabili apparati di potere sostenuti da ideologie (nazifascismo e comunismo) in dirompente ascesa. Pio XI, in particolare, cercava la via della mediazione nei confronti della novita' che piu' da vicino investiva il papato e cioe' il fascismo, rispetto al quale si trovava nella delicata condizione di ospite. E' in questo clima che l'innocente Luigi muove i primi passi. A diciotto mesi il piccolo e' colpito da una polmonite. Ricorda la mamma: "Sembrava che volesse partire anche lui per il Paradiso. Allora salii in camera a prendere il vestito bianco del suo battesimo, mentre alcune amiche vegliavano su di lui e pregavano ad alta voce. Anch'io pregavo il Buon Dio nel mio cuore e gli dicevo che, se me lo avesse salvato, l'avrei donato a Lui". Il Signore - oggi lo sappiamo - ha accettato l'offerta di quella mamma. Un vispo angelo custodeLuigi ha un'infanzia serena. Come un comunissimo bambino, gioca e cresce con i coetanei. Nelle stagioni calde corre sui prati erbosi che circondano il paese; nei lunghi e freddi inverni s'ingegna a confezionare rudimentali slitte e sci con i quali si lancia lungo innevati ripidi pendii. Stando ai ricordi materni pare che, in quegli anni, l'Angelo Custode di Luigi avesse fatto parecchi straordinari, visto che, a differenza di altri suoi compagni, rientro' a casa sempre con ossa e muscoli sani. All'eta' di quattordici anni Luigi e' pronto per entrare nel mondo del lavoro. I bergamaschi prediligono le attivita' industriali. Non a caso sono tra i migliori operai e tecnici in campo edile. Cosi' i genitori di Luigi si rivolgono ad amici, residenti nella zona, perche' prendano con se' il figliolo al quale insegnare un mestiere. In quegli anni, senza l'apprendistato in una bottega d'artigiano, in una fabbrica, in un ufficio, o in un negozio non si entrava nel mondo del lavoro. Quando un'occupazione per Luigi sembrava ormai trovata, capita in casa Carrara il curato, don Ercole Ferri. "Guardate che vostro figlio vuol farsi missionario", confida senza giri di parole il sacerdote. I genitori, piu' increduli che perplessi, vanno a chiedere consiglio al parroco, don Davide Brugnetti. La notizia li aveva colti di sorpresa perche' Luigi non aveva mai manifestato un simile desiderio. Ricorda ancora la mamma: "Luigi non ci aveva mai accennato nulla, non aveva mai dato segni di tale intenzione. Non c'erano in lui dei segni di una pieta' particolare, all'infuori di quella devozione comune a tanti bravi ragazzi della sua eta'".In sintonia con don Brugnetti i genitori stabiliscono di suggerire a Luigi di farsi pure prete, ma diocesano. In altri termini lo invitano ad entrare nel Seminario di Bergamo. La risposta di Luigi e' determinata e non lascia margini di trattativa: se fosse anche costretto ad ubbidire, appena possibile, lui lascera' il seminario diocesano e si fara' missionario. Che fare? Si chiedono papa' e mamma Carrara. Non senza qualche apprensione decidono di assecondare la richiesta di Luigi. Vengono riposti qualche indumento e un po' di cancelleria in una piccola valigia che e' consegnata nelle mani del risoluto figlio. Luigi e' accompagnato a Pedrengo, dove i Saveriani hanno un Istituto proprio per i ragazzi desiderosi di diventare missionari. Quei ragazzotti, futuri missionari, che cantano 'laggiu' del martirio la palme gloriosa noi sospiriam', nella zona sono conosciuti come gli 'apostolini'. Attualmente l'Istituto e' stato trasferito in una piu' ampia sede nel comune di Alzano Lombardo. "Proprio li' a Pedrengo affidai il mio piccolo a padre Eugenio Morazzoni, un missionario che s'imponeva con la sua alta figura e la barba bianca", e' ancora la mamma Elisabetta che ricorda. "Naturalmente il distacco mi fu doloroso, e' inutile nasconderlo. Mi ricordo che dopo averlo baciato per l'ultima volta, uscita dal cancello, mi fermai a spiare tra le sbarre le mosse di Luigi, fino a quando, circondato da altri ragazzi entro' in casa. Ripresi la via del ritorno, pensando che in fondo avrei potuto rivederlo spesso perche' Pedrengo non era poi in capo al mondo. In effetti, or uno or l'altro della famiglia non mancava di andarlo a trovare. Adagio adagio, anche con l'aiuto delle mie figlie e del parroco, mi persuasi che, forse, Luigi aveva scelto la parte migliore e che io avrei dovuto aiutarlo in tutti i modi a vivere santamente la sua vocazione".La gloria di Don DavideQuando Luigi giunge a Pedrengo, la scuola apostolica (cosi' e' chiamato dai saveriani il seminario minore per sottolineare l'addestramento all'apostolato fra i non cristiani) e' frequentata da un'ottantina di ragazzi. E' l'autunno del 1947 e l'aspirante missionario ha poco meno di quindici anni. Il giovane fa un'ottima impressione ai superiori, "anche se faceva un po' d'ombra agli altri apostolini, per la sua altezza e robustezza", come testimoniera' qualche anno piu' tardi, padre Eugenio Morazzoni, rettore nella comunita' saveriana a Pedrengo. Luigi si adatta alla disciplina della casa e anche al ritmo dello studio, per lui particolarmente duro, agli inizi, avendo dovuto abbandonare i libri dopo le scuole elementari. Sia per l'eta', superiore a quella di molti altri ragazzi, sia per le capacita' e' subito nominato sacrista e cerimoniere della comunita'. Uffici che accoglie con diligenza e passione nonostante gli impongano di sacrificare buona parte del tempo libero. Luigi non e' di molte parole, appare piuttosto timido sia in comunita' sia a scuola. A tu per tu con il rettore si mostra invece spigliato: parla, fa domande, mostra grande interesse e volonta' d'apprendimento. Insomma e' davvero un ragazzo assennato. Quanto alla sua tensione verso la vita contemplativa e' confermata da varie testimonianze di compagni, familiari e insegnanti. Di lui ha detto padre Giulio Brugnetti, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere: " Ho avuto modo di vedere Luigi, da chierico e da sacerdote: era veramente edificante. Era la soddisfazione e la gloria di don Davide, il suo parroco. In chiesa sembrava assorto: in ginocchio, con le mani congiunte appena appoggiate al banco, diritto come un fusto nella sua statura longilinea. Qualche volta, e, solo dopo la Comunione, o da sacerdote, dopo la santa Messa, con i gomiti appoggiati al banco e la testa tra le mani. Sembrava che vedesse Gesu'. Io lo ammiravo e ne gioivo. Quante ore di adorazione nel pomeriggio dei suoi giorni di vacanza!". Sulla stessa linea d'onda sono le parole del rettore, padre Eugenio Morazzoni. "Era gia' abituato alla preghiera", ha sottolineato il missionario. "Spesso si ritirava in chiesa a pregare, a fare pulizia, a riordinare i vasi di fiori. Quello sembrava il suo luogo ideale". Luigi non amava le chiacchiere e il baccano. Mentre rifuggiva certe ricreazioni rumorose, partecipava quasi sempre alle partite di calcio, come arbitro. In questo ruolo mostrava autorevolezza, tanto che i compagni se lo contendevano. Era deciso e attento: studiava le norme del gioco, come studiava il libro sulla Liturgia che gli era stata affidata. Era ben voluto da tutti, anche perche' si prestava volentieri a piccoli servizi tanto frequenti nella vita degli istituti religiosi. Piu' volte fu notato in cucina a pulire la verdura o mentre aiutava i compagni a sbrigare qualche lavoretto loro affidato. Non perdeva tempo. Al termine della scuola media, pero', Luigi, ha un momento di perplessita': sarebbe stato capace di superare gli studi ginnasiali e liceali? Il dubbio lo porta a confidarsi con padre Eugenio Morazzoni. Il discorso si svolge, piu' o meno, in questi termini. "Reverendo Padre, lei sa quanto sia deciso a donarmi alle missioni per tutta la vita", dice Luigi. "Temo, pero', di non riuscire nello studio del greco. Forse e' opportuno che non insista negli studi per diventare prete, ma mi limiti alla vocazione di fratello missionario". Padre Morazzoni, che vede in lui ottime qualita' spirituali, sufficienti capacita' intellettive e, soprattutto, buona volonta', lo rassicura sulle sue indiscusse qualita'. D'accordo con il Padre generale, il superiore di Pedrengo invia Luigi nella comunita' delle vocazioni adulte, che allora si trovava a Poggio San Marcello. Li', come scrivera' piu' tardi padre Morazzoni, "lo rividi piu' volte, come pure lo rividi in Liceo, a Desio, e sempre lo trovai sereno e contento". Come tra gli apostolini di Pedrengo, prima, e nella comunita' delle vocazioni adulte, poi, Luigi si fa notare nello Studentato teologico di Parma per la sua serenita' e mitezza, oltre che per l'intenso spirito di pieta'. "Si era offerto spontaneamente per la cura della chiesa interna dell'Istituto", le parole sono di padre Martino Cavalca, superiore dello Studentato, "e metteva tanta diligenza e amore perche' le suppellettili sacre fossero sempre in buon ordine. A questo compito particolare dedicava volentieri buona parte del suo tempo libero. Piu' volte, passando per la chiesa, lo vedevo inginocchiato davanti all'altare del SS. Sacramento, con espressione di grande fede". Un episodio emblematico descrive bene Luigi negli anni degli studi superiori a Parma, dove gli era stato affidato il duplice incarico di prefetto e di caposagrestano. Lo racconta cosi' padre Giovanni Castelli, all'epoca Superiore generale dei Saveriani. Affidato alle migliori mani"Un giorno mi capita in camera e mi dice: "Padre Generale, chiesa nuova, candelabri nuovi, marmi e bronzi... tutto bello, ma abbiamo un leggio che fa pieta'". Lo presi subito in macchina con me e andammo difilato dal signor Orcesi in citta'. Entrati in negozio, gli dissi: "Ora scegliti il leggio piu' bello che trovi". Scelse quello che gli sembrava il piu' bello e prezioso. Era felice come una pasqua. Sembrava che gli avessi fatto un regalo personale!". A Luigi non e' stato fatto alcuno sconto: quattordici anni doveva durare la sua preparazione al sacerdozio e quattordici anni duro'. I giorni che precedono la data dell'ordinazione sono da lui vissuti con grande serenita'. "Mi trovo a Bassano del Grappa per gli Esercizi Ignaziani", scrive Luigi in una lettera ai famigliari, un mese prima di essere consacrato. "Questa mattina, dopo colazione, in pullman, siamo andati a Riese, paese natale di san Pio X. Questa sera riprenderemo gli Esercizi fino al 18 settembre. Io sto benissimo. Sono giorni molto belli, di tranquillita' e di pace. Non pensate che siano chissa' che cosa, perche' sbagliereste tutto; comunque continuate a pregare perche' la preghiera e' sempre grandemente utile". Luigi e' ordinato sacerdote il 15 ottobre 1961 da monsignor Dante Battaglierin, missionario saveriano, prima in Cina e poi vescovo di Khulna nel Pakistan Orientale. La cerimonia si svolge nella cappella della Casa madre di Parma, presenti genitori, parenti e amici. Come altri saveriani sacerdoti novelli, padre Luigi - l'abbiamo gia' ricordato - si reca subito in pellegrinaggio alla Madonna di Fontanellato, poco lontano da Parma, per affidare il suo sacerdozio alla Vergine. Ad informarci di questo suo atto e' lui stesso in un altro scritto alla famiglia: "Questa mattina, 16 ottobre, sono stato a celebrare la mia prima Messa al santuario della Madonna di Fontanellato. Con questa prima Messa ho messo sotto la protezione della Madonna tutta la mia vita di sacerdote-missionario e con me tutti voi di famiglia. Mi pare che non ci si potesse affidare a mani migliori". Nella medesima missiva v'e' poi un passo rivelatore dell'animo del giovane missionario. E' interessante sottolinearlo per la sua sconcertante trasparenza. "Prima di terminare voglio dirvi (il "vi" si riferisce ai genitori) una cosetta che avevo fissato di dirvi ieri, ma che poi ho dimenticato. Riguarda i libri. Se li avete gia' comperati, amen. Altrimenti potendolo, comperatemi quelli che avete segnati sul foglietto coi numeri 1 e 2. Gli altri non comperateli, perche' sono piu' per studiosi che per i pastori, mentre noi dobbiamo essere dei veri pastori. Se pero' li avete gia' acquistati, o qualche buona persona li volesse regalare, lasciate stare. Vorra' dire che se non serviranno a me, potranno servire ai miei confratelli missionari". "Noi dobbiamo essere dei veri pastori", afferma, dunque, il novello missionario. Questo significa che in padre Luigi la consapevolezza di essere prete viene prima di quella d'essere un prete "speciale", interamente votato all'evangelizzazione dei popoli lontani. L'insegnamento dell'evangelista Giovanni era stato sicuramente assimilato da lui: "Cosi' la Chiesa e' l'ovile, la cui porta unica e necessaria e' Cristo. E' pure il gregge, di cui Dio stesso ha preannunziato che sarebbe il pastore e le cui pecore, anche se governate da pastori umani, sono pero' incessantemente condotte al pascolo e nutrite dallo stesso Cristo, il Pastore buono e il Principe dei pastori, il quale ha dato la sua vita per le pecore". Nel mese di ottobre del 1961 e nel mese di settembre del 1962 gli abitanti di Cornale di Pradalunga festeggiano il loro illustre concittadino due volte. In ottobre per la celebrazione della prima Messa solenne; in settembre per l'imminente partenza verso la terra di missione. In entrambe le circostanze non ci fu famiglia del paese che non si fosse fatta rappresentare da almeno un membro. La festa d'addio fu ancor piu' calorosa e preparata nei minimi particolari dai sacerdoti della parrocchia e dalle religiose che sovrintendevano alla scuola materna. Per salutare il missionario la gente si raduno' nel teatro dell'oratorio, rivelatosi, in quella occasione, insufficiente a contenerla tutta. Fu cosi' che padre Luigi e gli invitati furono fatti salire sul palco da una porta laterale. Operazione, questa, che, se privo' il festeggiato del tripudio della folla, ebbe almeno il vantaggio di preservargli le spalle da confidenziali quanto pesanti manate di amici e conoscenti. Finalmente sip arte"Rallegratevi, gioite, esultate con me poiche' una grande notizia ed un grande dono devo comunicarvi !!! Le destinazione e' finalmente arrivata! Il Congo mi attende! Il 1961 mi ha visto sacerdote, il 1962 mi vedra' in missione! Chiamato a dissodare la vigna del Signore, a lavorare direttamente sul campo piu' bello, piu' promettente, piu' bisognoso". E' con queste parole che il 1 gennaio 1962 padre Luigi comunica ai famigliari la notizia della sua destinazione. Passeranno pero' altri otto mesi prima della


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